L’azienda
Nel 1887 quando Giovanni Lanfranchi iniziò a produrre bottoni a livello industriale fu uno dei pionieri del settore. La medesima voglia di sperimentare nonché la lungimiranza imprenditoriale, spinsero, nel 1936, i figli del fondatore ad avventurarsi nella produzione delle chiusure lampo.
Attualmente la Lanfranchi SpA è ai vertici del settore italiano di chiusure lampo, produce internamente non solo tutti i semilavorati (nastri, cursori, ecc.), ma anche i relativi macchinari e la sua clientela è distribuita in tutto il mondo esportando circa il 30% delle propria produzione.
Nel 2007 ha prodotto circa 2 milioni di metri di chiusure lampo per un fatturato di oltre 54 milioni di Euro.
Il progetto Tag-it
Il problema della contraffazione del Made in Italy mina le fondamenta di uno dei simboli del nostro Paese.
Sono infatti numerose le aziende italiane appartenenti al c.d. mercato del lusso che, (come dimostrato dalla ormai celebre inchiesta del programma televisivo Report), si fregiano di commercializzare prodotti realizzati al 100% in Italia ma che in realtà non verificherebbero appieno i passaggi della filiera produttiva, portando in boutique modelli che verrebbero parzialmente lavorati in laboratori clandestini o assemblati in buona parte all’estero.
Le associazioni di categoria perfettamente a conoscenza della questione chiedono a gran voce un provvedimento che costringa le aziende a comunicare a chiare lettere la provenienza dei loro prodotti.
Alla luce di tutto questo, è stato realizzato un progetto per sviluppare una chiusura lampo “intelligente” che integrasse cioè un dispositivo per l’identificazione permanente e non soggetta a contraffazione di prodotti dell’abbigliamento.
La chiusura lampo è un accessorio che deve essere applicato durante la lavorazione di un abito, di una borsa, di una scarpa e non può essere facilmente rimossa o sostituita. Inoltre la chiusura lampo è integrata nel prodotto finale, può essere applicata esclusivamente dal confezionista del capo (il bottone teoricamente potrebbe essere applicato anche successivamente), quindi ulteriormenteb supporto di autenticità che, se rimossa, determina l’inutilizzabilità del capo stesso.
Sfruttando questa caratteristica, si è pensato di dotare la chiusura lampo di un dispositivo permanente di identificazione mediante la tecnologia RFID "Radio Frequency Identification".
Questa tecnologia già applicata in diversi settori è un sistema composto da due elementi : un’antenna (un lettore) che interroga e legge (reader) e un piccolo circuito passivo (tag) dotato di memoria (un microchip di un millimetro quadrato). I tag sono passivi, cioè privi di qualsiasi alimentazione o batteria, e sfruttano il campo magnetico emesso dal lettore per attivarsi e rispondergli.
I reader possono essere di diverse dimensioni, fissi o portatili, cambia naturalmente la potenza emessa e quindi la distanza di lettura.
Il tag RFID può essere dotato di chiavi crittografiche e di codici molto più difficili da copiare di un semplice logo. Si tratta a tutti gli effetti di un marchio elettronico invisibile.
In tal modo, un produttore di capi di abbigliamento, di borse, di scarpe, ecc. sui quali è applicata la chiusura lampo dotata del dispositivo di identificazione può sempre riconoscere e dimostrare che si tratta di produzione originale e non contraffatta.
Il produttore ha la possibilità di includere informazioni aggiuntive quali il luogo di produzione, il paese di destinazione, ecc. e sfruttare tutte le potenzialità della tecnologia RFID (gestione magazzino, tracciabilità…). L’identificazione tramite tag riduce gli errori nei prelievi e fornisce un’identificazione certa dell’oggetto. Non è più necessario aprire gli imballaggi per verificare il contenuto cercando il codice a barre, così come non è più necessario effettuare il conteggio manuale per la verifica dell'inventario fisico.
Con l’applicazione di questa tecnologia per le aziende del Made in Italy si aprono nuove possibilità per garantire l'originalità dei prodotti di qualità.
Si potrà risalire alla provenienza di un capo, o addirittura di alcuni componenti, alla zona di produzione e al lotto di appartenenza. La tracciabilità quindi diverrà un elemento decisivo non solo per distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, ma per dare un valore ai prodotti, “raccontando” la storia legata alla loro realizzazione.
Il progetto Tag it è stato cofinanziato dalla Regione Lombardia nell’ambito del bando di concorso dei Metadistretti finalizzato all’innovazione del settore moda.
Hanno partecipato al progetto, coordinato interamente da Micromega Network:
- il Dipartimento Indaco dell’Università degli studi di Milano che ha sviluppato le diverse soluzioni per il design di prodotto;
- Lab-id, azienda di produzione di TAG RFID, che ha progettato e realizzato il tag da inserire all’interno dell’accessorio e le modalità di codificazione e trascrizione dei codici e delle informazioni;
- la Facoltà di Ingegneria Industriale dell’Università di Bergamo, che ha studiato i flussi di dati da gestire per garantire la tracciabilità
- La ditta Sengalt, produttore di capi in pelle, che ha il ruolo di azienda pilota
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